Non credo di potermi definire un commerciante di pensieri, forse più compositore onirico,

poiché scrivo e creo musica sempre la notte,

comunque,

il mio pensiero letterario e sonoro,

per lo più debole,

è sempre stato oscurato dalla forza dei sentimenti.

Compongo brani al pianoforte esclusivamente per soddisfare i miei istinti più nascosti,

poi, se voglio, condivido le mie creazioni con altri.

Continuo a credere fermamente di essere un musico senza briglie,

uno di quelli che procede senza regole precise e soprattutto senza secondi fini.

Il pubblico oramai è abituato ad aspettarsi da un musicista concerti e promozione,

e io non faccio nulla di tutto questo.

Non più.

In fondo devo ammettere che questa situazione mi fa comodo, perché evita di logorarmi con un’attività stressante. Conosco colleghi che hanno l’esaurimento nervoso permanente, perché trascorrono la vita correndo da un posto all’altro, facendo in continuazione serate per pochi euro.

Io il mio cammino musicale preferisco gestirlo in altro modo,

magari frequentando e ascoltando i consigli del mio maestro,

suonando per me e per chi apprezza i miei brani,

dedicando alla musica tutto ciò che posso,

ma sempre entro limiti ragionevoli.

Sinceramente non mi va più di fare il girovago.

L’ho fatto per 30 anni.

30.

Ora mi godo la ricercatissima tranquillità musicale.

La vera vittoria non è riuscire a far successo e neanche avere la comprensione di un discografico,

si vince nel momento stesso in cui si riesce a far scivolare di dosso ogni preconcetto, assioma, dimostrazione che nessuno può essere migliore di te se ci credi veramente,

e alle volte dipende tutto dal proprio istinto.

Io musicalmente son contento di tutto quello che ho fatto fin oggi,

sono appagato,

non ho rimpianti e non ho avuto sconti,

non ho avuto protezioni dall’alto e tutto quello che ho ottenuto l’ho raggiunto da solo,

solo col mio pianoforte,

punto.

Ho registrato 5 dischi, ho fondato una società musicale, ho creato un’etichetta discografica, ho collaborato con tantissimi musicisti, mi sono esibito su più di 400 palchi e soprattutto ho suonato la musica che piaceva a me.

Non so se meritavo qualcosa in più o qualcosa in meno, ma sono soddisfatto della mia carriera musicale perché l’ho vissuta in maniera anarchica,

libero di fare quello che ho sempre voluto.

Nel mondo della musica in 30 anni ho incontrato persone per bene e altre meno per bene, ma di una cosa sono certo: ho sempre fatto quello che volevo.

Mi sono confrontato con i più grandi compositori al mondo, da Morricone a Bakalov, da Piovani a Giovanni Allevi,

e poi c’è anche chi, si è preso un mio brano e lo ha fatto suo in un disco.

Ma che importa?

Perché avvelenarsi?

La musica non divide mai.

La musica unisce.

Sempre.

Cosa mi immagino per il mio futuro?

Il futuro non esiste,

esiste il presente che mi spinge a scrivere queste parole mentre la notte illumina la luna,

certo,

vorrei ancora suonare per molto tempo,

a patto di avere ancora la libertà di scegliere con chi e dove.

Poi mi piacerebbe che qualche giovane musicista capisca il valore intrinseco dell’insuccesso,

si,

ciò che di meglio un musicista può vivere è l’insuccesso.

Il successo logora il sentimento.

Il sentimento che racchiudi mentre suoni è l’unica cosa che conta,

non la fama.

Ok,

L’11 novembre 2022 per me è stato IL GIORNO DEL CIGNO,

si perchè ho pubblicato un nuovo brano intitolato IL CIGNO SULLA LUNA,

inciso con una delle più brave flautiste del mondo.

e’ stato un momento speciale,

per me e magari,

anche per voi,

quella notte la luna splendeva nel buio stellato ed io camminavo sulla riva del mare assaporando l’odore del mirto misto a quello marino.

Mi trovavo in Sardegna e credo fosse il mese di giugno.

Avevo da poco assistito ad un concerto di Paolo Fresu e sentivo dentro me una ispirazione latente che cercava di emergere come un’onda. Fu allora che mi avvicinai ad un pianoforte e iniziai a suonare le prime tre, quattro note di questo brano. In pochi istanti creai la melodia base per la costruzione armonica di tutto il pezzo e poi la composizione era già lì,

pronta per essere incisa,

pronta a vivere senza averla ricercata più di tanto,

pronta ad essere la cometa più lucente del disco RAGGI DI SOLE.

IL CIGNO SULLA LUNA era una mia nuova realtà musicale con una parte vocale aggiuntiva che chiedeva solo di volare sull’intera struttura di pianoforte.

Durante il periodo di assestamento sonoro ho provato a suonare la seconda onda con più strumenti: tromba, flicorno, violino ma la commistione piano-flauto ritengo sia stata la più opportuna.

L’incontro, poi, con Claudia Mauro ha reso tutto più facile e credo fermamente sia una delle flautiste più talentuose della nostra nazione;

quando suona il suo dorato e adorato strumento tutto diventa più leggero e leggiadro,

anche il pensiero.

Son riuscito a incidere con lei questo brano a novembre 2021 e finalmente, dopo un anno, sono pronto a farvelo ascoltare, per la prima volta.

Dal giorno 11.11.22 il pezzo è su tutte le piattaforme musicali on line con l’aggiunta del videoclip in duetto.

Sono davvero molto fiero di quest’opera sonora,

spero lo sarete anche voi.

 

Mi sono reso conto che la vita che si vive non è altro che una catena di cause ed effetti da cui ti puoi staccare solo con un gesto di libertà,
una decisione che spezzi la catena.
Quando suono il pianoforte io divento un mezzo attraverso il quale la melodia si realizza. Le mie composizioni hanno una loro vita, sono ispirazioni che appartengono soprattutto a loro stesse; io c’entro pochissimo, solo quel tanto che serve per esprimerle.
“Il cigno sulla luna”, ad esempio, è un brano che racconta una emozione vissuta,
una strana entità che mi ha colpito e nutrito lentamente per produrre la sua linea sonora.
Cosa penso della musica?
Quando ero bambino mi sedusse un po’ alla volta, come una musa prudente;
cominciò con qualche mormorìo fioco, poi divenne automatismo e piano piano acquistò la franchezza di un linguaggio che, per quanto elementare, era comunque il mio.
Io, a 8 anni, non ero molto capace di esprimermi ai livelli didattici dei miei coetanei, con quel misto di vocazione genuina e, si dice oggi, di professionalità.
E così scelsi la musica.
Scoprii che, se mi avvicinavo ad un pianoforte, lo suonavo bene, e stupivo gli altri più che con un trattato di matematica;
il successo giunto decenni dopo, come già scritto altre volte, penso non sia stata una cosa positiva. Se lo vivi da adolescente ti produce una carenza affettiva che viene colmata temporaneamente dagli applausi del pubblico. Da adulto se vuoi una vita familiare e sentimentale ricca di soddisfazioni e mille incertezze, non potrai mai scambiare questi valori con gli applausi di una platea.
Quelli che riescono a tornare indietro, come me, sono persone normali che si rendono conto di saper fare un mestiere eccezionale,
e allora lo fanno senza pretese.
Per un attimo la gente riesce ad ammaliarti, soprattutto quando sei lì su un palco, e vedi sotto di te una marea di entusiasmo, ma subito dopo pensi che dietro al banco del mixer c’è qualcuno che non è lì volontariamente ad ascoltarti e così ti tranquillizzi.
Comunque sono contento che la mia musica continui ad emozionare,
perché così mi emoziono anch’io.
La pubblicazione dei miei nuovi brani del disco Raggi di sole sta raccontando una storia nuova,
una rinnovata esperienza musicale,
diversa dalla precedente,
più matura e meno espositiva.
Oggi leggo di più, scrivo, osservo.
Penso che se vuoi fare bene delle cose,
devi leggere.
Non devi mai stancarti mai di leggere.
La cultura scritta, insieme alla musica, è la migliore che c’è,
perché rimane.
Anche nella memoria.
La mia intelligenza?
Più che mediocre.
I miei unici meriti sin oggi sono stati impegno e ottimismo, l’assenza di complessi psicologici, la tenacia nel seguire la strada che ritenevo giusta e l’abitudine a sottovalutare gli ostacoli.
Se esiste una strada verso la felicità?
non lo so,
se esiste una strada verso le stelle?
Si.
io l’ho trovata e ora ne ho due tra le dita.
Due.
Due stelle cadute dal cielo come comete dritte verso il mio cuore.
Le mie due figlie gemelle sono l’essenza più pura dell’amore sempre ricercato e descritto nelle mie melodie al pianoforte.
Celeste e Aurora sono l’essenza del tutto,
vita mia compresa.
Impossibile descrivere a parole ciò che provo guardandole.
La felicità?
penso che sia importante diventare ciò che si è veramente,
nel senso che nella nostra vita noi continuiamo a seguire modelli,
che poi, alle volte, sono necessari perché si cresce seguendo dei processi imitativi;
ad esempio i bimbi crescono imitando i genitori e coloro che gli stanno intorno,
ma ad un tratto è bene staccarsi da questo processo di imitazione diventando propriamente ciò che si è,
e se riesci a far fiorire ciò per cui sei nato,
se davvero diventi te stesso al di là dei modelli imitati,
è probabile che raggiungi la felicità.
Ma io chi sono per dirlo ?
Scrivo i getto queste parole mentre la notte dorme con tutti gli altri,
io come sempre scrivo e medito.
Penso che la musica può farlo,
può raggiungere la felicità,
lo ha sempre fatto poiché rappresenta la commistione più vera tra pensiero e suono,
descrive l’unico modo di espressione descrittiva reale.
Il brano del cigno vuole rappresentare questo.
Amate chi siete e quello che siete,
amate quello che fate.
Ridete di voi stessi e della vita e nulla potrà mai toccarvi.
In questi ultimi anni ho analizzato pensieri e princìpi.
Tante volte ho sentito in me il sapere che sgorgava,
altre meno.
Io penso che la saggezza non è comunicabile.
La scienza si può comunicare, ma la saggezza no. Si può trovarla, viverla,
si possono fare piccoli o grandi miracoli con essa, ma spiegarla e insegnarla non si può;
se poi tracci col gesso una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi, eppure chiunque ci riesce tranquillamente perché non è pericoloso.
Se fai finta che la fune non è altro che un disegno fatto col gesso e l’aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi.
Ciò che conta è tutto dentro di noi; fuori nessuno può aiutarci.
Dove si crea un’opera, dove si continua un sogno, si pianta un albero, si partoriscono due bimbe contemporaneamente, si perché là opera la vita e si apre una breccia nell’oscurità del tempo.
Il mio cammino sa di follia e sogno, come la vita di tutti coloro che non vogliono più mentire a se stessi.
Grazie per il vostro supporto.
Il cuore di un musicista anarchico sanguina sempre,
il mio perchè sono consapevole che l’anarchia è solo pura utopia
e perchè il mondo che osservo con i miei occhi non mi piace e lo vorrei diverso;
vorrei che nessuno fosse padrone e che nessuno fosse più servo,
vorrei che l’uomo riuscisse finalmente ad autogestirsi e a collaborare con gli altri,
vorrei non avere più nessun uomo politico,
magari vestito color arancio,
che gestisca il mio futuro e quello di migliaia di altre persone.
Vorrei che nessuno sia più mercenario di guerra al servizio del potere.
Vorrei che l’uomo non avesse più inibizioni come una legge imposta dall’alto
e che l’unica legge fosse la nostra morale.
Vorrei che la gente smettesse di credere in valori sbagliati come il consumismo.
Vorrei che l’uomo fosse finalmente libero.
Ho un debole per la buona educazione e per la gentilezza,
mi piacciono le persone umili e i portatori di bene;
lo so, non è facile incontrare persone così,
ma quando accade bisogna tenersele strette.
Ho come l’impressione di vivere in un paese senza memoria,
il che equivale a dire senza storia.
La gioventù moderna spesso rimuove il proprio passato,
lo perde nell’oblio di una musica priva di significato,
annotandosi sul quaderno solo ricordi frammentari che potrebbero far comodo per un’eventuale interrogazione scolastica.
Spesso mi sento tra le corde di in un paese circolare, gattopardesco,
in cui tutto cambia per restare com’è.
Nessun fenomeno in cui metta mano l’uomo può essere definito naturale,
perché l’uomo è dotato di intelligenza e di memoria, e qualsiasi gesto o azione compia diventa necessariamente un fatto culturale.
Probabilmente anche il sogno è frutto di stratificazioni di memorie lontane apparentemente cancellate; e poi, soprattutto, il sogno può essere la proiezione fantastica di un desiderio;
la vita è fatta anche di desideri, quindi il risultato è che non esiste antitesi fra vita e sogno.
Questo penso egregio lettore.
Come sempre scrivo di notte, mentre tutti dormono e la luce del silenzio illumina la luna.
Io ho studiato greco e latino, e ritengo che il possedere una cultura umanistica,
consiste proprio nella consapevolezza di voler affermare i valori umani, i diritti, la dignità spirituale, morale ed artistica degli individui, senza restrizioni di tempo e di luogo, e tanto meno di tendenza.
Ho scritto poi, una tesi sull’umanesimo integrale di Jacques Maritain all’università, perché ho sempre amato la filosofia.
Una cultura umanistica intesa in senso lato, e non ristretta in un periodo storico-letterario preciso, è un atteggiamento mentale di apertura ad ogni espressione evolutiva dell’uomo e non può essere che relativista,
tanto più in campo artistico.
Come sapete, io compongo musica prima di tutto per me,
poi per gli altri,
raccontando ciò che provo attraverso le note;
il maestro Morricone mi disse che avrei dovuto proseguire il mio percorso musicale solo se sapevo bene dove andare, e le sue parole non furono mai dimenticate.
Io so cosa voglio e dove voglio andare.
Sono 35 anni che procedo in questo universo di note e ipocrisie e non ho intenzione di fermarmi.
Spesso sento l’esigenza di condividere anche con voi le mie opere musicali,
lo ammetto.
Non essendo infiniti, onnipotenti, gli uomini hanno bisogno gli uni degli altri.
La solidarietà e la compassione costituiscono una necessità.
All’orizzonte della mia carriera musicale vedo un nuovo singolo discografico da condividere con voi,
una nuova musica sulla scia del mio ultimo lavoro sonoro intitolato IL CIGNO SULLA LUNA;
che bel brano, che belle emozioni provate,
sensazioni che solo con un momento di vera solitudine potevan venire fuori.
Si,
riguardo la solitudine, io penso che non consista nello stare soli, ma piuttosto nel non sapersi tenere compagnia;
chi non sa tenersi compagnia difficilmente la sa tenere ad altri.
Io su questo non ho mai avuto problemi.
Forse perché sono figlio unico,
come dice mia madre: “sei uno, ma ne vali cento!”,
già, alle volte gioco con le mie personalità multiple,
uno, nessuno, centomila me sfuggono spesso ai miei occhi e soprattutto agli occhi del mio specchio.
Spesso mi guardo partire, lottare, pagare, suonare.
L’uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità e si dimentica di riflettersi,
perde l’abitudine di giudicarsi,
non sa più chiedersi chi è,
e allora che va creato in maniera artificiale una sorta di “stato di emergenza”:
a crearlo ci pensano i compositori per pianoforte e i poeti,
questi eterni sognatori che la notte del primo dicembre 22 scrivono considerazioni senza freno,
questi campioni della parola.
Questi professionisti della “furia filosofica”.

______________________________________ SMP2022


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