Il dramma della nostra epoca è che la stupidità si è messa a suonare.
La musica è diventata una discarica a cielo aperto, in cui tutti si improvvisano suonatori senza esserlo.
Bisognerebbe ripartire da zero,
Beethoven, Bach, Chopin, Stravinskij, Debussy, Benedetti Michelangeli, andrebbero fatti ascoltare nelle scuole come archetipo; dovrebbero far capire la differenza tra la musica e l’osceno sonoro che ultimamente viene impartito attraverso mezzi di comunicazione come le radio.
Siamo caduti tutti in un oceano di banalità e copie contrapposte.
Questo nuovo anno si apre con mille perplessità musicali figlie dell’ultimo decennio.
Ad esempio, io penso che la musica cantautorale italiana sia morta.
I De Andrè, Dalla, Battiato, non torneranno più e saremo costretti a fare i conti con voci prive di anima intente a inneggiare frasi a caso, sgrammaticate e composte durante una indecente diretta su TIK TOK.
A proposito di TIK TOK, avrei preferito non entrarci poiché è davvero orrendo ciò che viene pubblicato.
Anche se vedo una marea di visualizzazioni sui video musicali che pubblico, penso seriamente sia un social osceno.
Comunque, io la penso così,
sempre sincero e privo di freni.
Io suono per chi non sa ascoltare,
per quelli in fondo alla fila,
quelli che aspettano da secoli in coda alla storia,
per coloro che non sanno cosa sia uno spartito o non hanno i mezzi per interpretarlo.
Quando arriva lo scoraggiamento, mi fa bene ricordare una lezione sulla dignità dell’arte sonora che ho ricevuto anni fa,
in un teatro a Bitonto;
ero con un suonatore come me a vedere uno spettacolo di musica folk ma non c’era nessuno.
Lui ed io eravamo gli unici spettatori.
Quando la luce si spense, l’usciere e il bigliettaio si unirono a noi.
Eppure i musicisti, più numerosi del pubblico, hanno lavorato quella sera come se stessero vivendo la gloria di una prima gremita.
Hanno fatto il loro compito donandosi interi, con tutto, con anima e vita;
ed è stato meraviglioso.
I nostri applausi echeggiarono nella solitudine della sala.
Applaudimmo fino a sbucciarci le mani e questo, penso, sia il senso profondo dell’essere artisti,
saper apprezzare il suono senza temere ci sia solo una persona ad ascoltarti.
Beh vi saluto,
non scrivevo da molto.
A fine mese di gennaio 2024 vi farò ascoltare un nuovo brano, un classico reinterpretato a mio modo, con una storia alle spalle davvero singolare.
Buona vita.
C.S.