Ieri suonavo per i vinti, mentre oggi suono per i futuri vincitori,
quelli che coltivano la propria diversità con dignità e coraggio.
Il problema non è che le persone siano ignoranti, il problema è che le persone sono istruite quel tanto che basta per credere a ciò che è stato loro insegnato e non abbastanza istruite per mettere in dubbio qualsiasi cosa da ciò che è stato insegnato loro.
Le parole, poi, sono vive, entrano nel corpo, bucano la pancia: possono essere pietre o bolle di sapone, foglie miracolose.
Le parole possono fare innamorare o ferire.
Le parole non sono solo mezzi per comunicare, ma sono corpo, carne, vita, desiderio.
Noi siamo fatti di parole, viviamo e respiriamo nelle parole.
Quel che proviamo quando siamo innamorati, poi, è forse la nostra condizione normale. L’amore mostra quale dovrebbe essere l’uomo. Contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere.
Io, un tempo, credevo solo a ciò che era osservabile, ripetibile, dimostrabile, e avevo una grande fiducia in questo metodo di accettazione o rifiuto di conoscenza; sennonchè a un certo punto mi sono accorto che con la razionalità si può anche accumulare una grande conoscenza ma non si può riuscire a essere felici. A farsi troppe domande, ad avere spirito critico, ad instillare dubbi si diventa pericolosi. Pericolosi per lo status quo ovviamente. Non a caso Socrate con le sue domande, con la sua abitudine di seminare dubbi, era considerato l’uomo più pericoloso dell’Antica Grecia.
Se poi gli intelligenti sono anche onesti, perché non si piegano al gioco di scambi e ai favori che mandano avanti la società, allora rischiano proprio di farlo crollare il sistema.
Il mediocre invece, l’inetto, sai esattamente cosa farà, cosa dirà: se ci sarà da omettere, ometterà,
se bisognerà non capire, lui non capirà.
Perché?
perché è ben disposto a farsi comprare al fine di ottenere un avanzamento nella scacchiera sociale.
L’invidia, infine, è la religione dei mediocri;
li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità, fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di esistere e di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perché la sua anima non apparterrà mai a loro.
I giovani compositori italiani, anche se non sempre lo sanno, stanno male;
e non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, fiacca la loro anima, intristisce le loro passioni e produce musiche inascoltabili.
Bisogna perciò educare i giovani a essere se stessi, assolutamente se stessi, e ad approcciarsi alla musica in maniera differente.
Per essere se stessi occorre accogliere a braccia aperte la propria ombra. Di forza d’animo hanno bisogno i giovani soprattutto oggi perché non sono più sostenuti da una tradizione musicale, perché si sono rotte le tavole dove erano incise le leggi della morale, perché si è smarrito il senso dell’esistenza e incerta s’è fatta la sua direzione.
IL SOL DELL’EST, inciso con il maestro Pino Di Modugno;
penso sia uno dei brani più belli che abbia composto nella mia lunga carriera musicale.
Spero vi piacerà.
Ho scelto il 29 luglio 2023 per la sua pubblicazione.
Si il 29, il giorno del mio quarantatreesimo compleanno.
Ma questo non conta molto.
Il tempo non esiste.

