Questo il videoclip del nuovo singolo realizzato in collaborazione con l’artista, pittore e disegnatore MARIO PUGLIESE, il quale con grande maestria ha realizzato il ritratto della copertina.

Ringrazio Marilù Di Modugno per aver trasmesso, attraverso il suono del suo violino, il sentimento più puro che si cela dietro le quinte di un tramonto, quando la stella più lontana si allontana ed il buio diventa protagonista.

 

Non è un brano semplice, anche se sembra così,

nel suo interno si mescolano insidie sentimentali molto profonde e determinanti per la giusta riuscita del pezzo.

Se non si è mai provata quella sensazione di distacco dalla realtà è difficile comprendere appieno il carattere intrinseco di questa melodia.

Composta a marzo 2020, rappresenta il culmine di un percorso produttivo distratto dagli avvenimenti estremamente rilevanti che la vita posizionava sul suo marciapiede.

Il brano “Il fiume di perle” rappresenta una delle composizioni più struggenti del disco; durante la creazione di questo brano, mi è successo di arrivare addirittura alla lacrima.

L’atto creativo di una melodia è un momento di grande emozione che può coinvolgere anche fisicamente.

Un compositore ha assolutamente bisogno di idee e convinzioni rilevanti che diano un significato alla sua vita e che gli permettano di individuare un percorso ispirativo ben definito; quando è convinto che esse abbiano un senso, egli trova la forza di creare melodie senza tempo, viceversa egli si sente sopraffatto quando, nel colmo della fragilità, si trova costretto a produrre una musica totalmente estranea alla propria identità. La cosa più difficile durante la creazione di un brano è essere sé stessi e avere carattere a sufficienza per restarlo. Ultimamente ho scelto una vita a margine del palco proprio perché non mi è riuscito di conciliare l’immaginario con il reale, i miei desideri con quelli di chi vorrebbe impormene altri. Io non mi considero un compositore come tanti altri, perciò mi vergogno a sostenere un ruolo che non mi è naturalmente proprio. D’altra parte mi rendo conto che esibire la mia musica è diventata davvero una impresa, e non perché non ricevo inviti ad esibire le mie composizioni (ad esempio sabato sera mi esibirò a Bitonto dopo quasi un decennio), ma perché il pubblico è diventato troppo esigente ed omologato ad un certo standard musicale totalmente lontano dalla mia concezione di intendere la musica. Come già scritto in passato, le case discografiche, oramai da anni, producono audio a breve scadenza; tutto ciò ha ucciso l’industria musicale insieme ad una totale indifferenza nei confronti del lavoro svolto dai compositori come me. E’ una sorta di tradimento, ed io mi sento profondamente offeso. Cresciamo nella fiducia che qualcuno possa far valere le nostre propensioni sonore e poi ci rendiamo conto che tutto ricade in una macchina commerciale senza anima. Ho sempre avuto il coraggio di camminare per conto mio, senza l’aiuto di bieche case discografiche che sicuramente mi avrebbero cambiato in peggio. Solo io posso giudicarmi, solo io conosco il mio passato, io conosco il motivo delle mie scelte,io so quello che voglio. Io e nessun altro. La parte più intrinseca dell’essere si nega quasi sempre al pubblico, per concedersi solo a chi si vuol far entrare nel proprio segreto profondo. Con la mia musica vi racconto parti di un pensiero profondo.Non è una faccenda di vesti, sottovesti o abbigliamento, ma una sorta di vigilanza, dove si decide il grado di apertura e di chiusura verso l’altro. Ma contro tutto ciò soffia il vento del nostro tempo, che vuole la pubblicizzazione della propria intimità, perché in una società consumista, dove la musica per essere presa in considerazione deve essere pubblicizzata, si propaga in un costume che contagia anche il comportamento degli uomini, i quali hanno la sensazione di esistere solo se si mettono in mostra.

Conformismo e consumismo hanno messo in circolazione un nuovo vizio musicale che per comodità chiamiamo “spudoratezza”, con riferimento non tanto a uno scenario sessuale, quanto al crollo di quelle pareti che consentono di distinguere l’interiorità dall’esteriorità, la parte “privata” e “intima” di ciascun musicista dalla sua esposizione e pubblicizzazione.

Ciò produce una metamorfosi del musicista che ormai si riconosce solo nella propria immagine, e perciò non cerca più se stesso.

I vissuti emotivi, che abitavano il segreto della interiorità musicale, dove insieme a Battiato dominava il raccoglimento, il silenzio e forse anche la solitudine, hanno dovuto esteriorizzarsi come la pelle rovesciata di un serpente.

Siamo soffocati da canzonette radiofoniche che spingono al consumo, che vogliono promuovere o propagandare qualcosa, ma in realtà soffriamo di un’anemia dell’anima, che ci toglie attenzione e ci toglie proprio quell’immagine ultima, vera, salvifica, che noi dobbiamo estrarre da noi quando contempliamo un’immagine esterna. Come farà il comparto musicale ad andare avanti in questa maniera? Me lo chiedo spesso.

Le vite umane sono costruite come una composizione musicale.
L’uomo, spinto dal senso della bellezza, trasforma un avvenimento casuale in un motivo che va poi a iscriversi nella composizione della sua vita.
Ad esso ritorna, lo ripete, lo varia, lo sviluppa, lo traspone, come fa il compositore con i temi della sua sonata.
L’uomo senza saperlo compone la propria vita secondo le leggi della bellezza persino nei momenti di più profondo smarrimento. Non si può quindi rimproverare ad un romanzo di essere affascinato dai misteriosi incontri di coincidenze, ma si può a ragione rimproverare all’uomo di essere cieco davanti a simili coincidenze della vita di ogni giorno, e di privare così la propria vita della sua dimensione di bellezza.
Io, un tempo, credevo solo a ciò che era osservabile, ripetibile, dimostrabile, e avevo una grande fiducia in questo metodo di accettazione o rifiuto di conoscenza; sennonchè a un certo punto mi sono accorto che con la razionalità si può anche accumulare una grande conoscenza musicale ma non si può riuscire a essere soddisfatti del tutto. La consapevolezza dell’anima può arrivare attraverso o un’esperienza diretta o attraverso un’esperienza che porta ad aprire la propria capacità intuitiva, cioè partendo dal presupposto che ogni essere umano, nessuno escluso, è dotato per natura di una capacità intuitiva che potenzialmente gli può consentire l’accesso a qualunque conoscenza, anche a quella musicale.
Le mie composizioni, “il fiume di perle”, “il cigno sulla luna”, “il sol dell’est”, finite o no, sono le pagine del mio diario esistenziale e sono valide in quanto tali. Il futuro sceglierà le pagine che preferirà. Non spetta a me di farlo. Io ho sempre operato per il presente. Ho sempre suonato per raccontare un pensiero in musica, un sogno, un ricordo, rendendolo pubblico qualche tempo dopo senza pretendere nulla in cambio.
Nel settore musicale invece, è tutto diverso, e penso che anche i discografici abbiano un modo di proporre musica del tutto ingiusto; una volta ti davano l’opportunità di produrre un disco sulla distanza, sulla lunghezza, cioè nel primo LP ti cercavi un po’, (Composizioni al pianoforte – 2009) nel secondo ti cercavi un po’ meglio e un po’ di più, (Kriselide – 2012) mentre il terzo magari cominciava ad essere un disco abbastanza maturo, (evoL – 2015) , insomma avevi il tempo, l’agio, i modi per andare avanti, mentre adesso la logica, e non soltanto nella musica, è quella di cercare di avere tutto e subito.
Ci sono comunque anche oggi degli artisti validi, che compongono brani molto interessanti, anche se credo che si tratti di musiche che non lasceranno un segno indelebile sul muro del ricordo, e di questo mi dispiace, perché ci perde la musica e ci perde anche l’ascoltatore. Io, dal canto mio ho sempre composto musica per soddisfare le mie esigenze, e questo fatto ha sempre assicurato un ricordo eterno ai miei pensieri. Mi auguro che questo periodo relazionale che non piace a molta gente, compreso il mio maestro di musica, possa a portare ad un qualcosa di diverso a livello sonoro e mi sforzo anche di pensare che magari tra vent’anni ci sarà un approccio differente nei confronti dei compositori.
Io, come penso sapete, sono arrivato al quinto disco di inediti al pianoforte e con il brano che ho pubblicato qualche giorno fa sto arrivando al termine della sua promozione.
La mia soddisfazione è immensa, i complimenti sono tanti, ma sono stanco di piacere a tutti i costi, sono stanco di rincorrere false speranze; sono trenta anni che aspetto di incontrare la stella giusta per decollare, e nel frattempo ho volato ovunque. Si, come sempre scrivo: io dalla musica ho avuto tutto.
Questa continua ricerca della stabilità musicale mi ha portato a capire che io non ho bisogno di nulla, perché durante il percorso ho avuto più di quanto meritassi.
Non è umiltà, credetemi, è puro realismo.
So comporre, così dicono, ma questa dote non deve assolutamente scontrarsi con le pretese che il mondo musicale offre.
Ho deciso di lasciare andare tutto al caso, senza regole precostituite,
come piace a me.

______ C.S.