Il mio nuovo brano al pianoforte intitolato LE SETTE PRIMAVERE DEL TEMPO esprime il desiderio di emanare luce. C’è vero desiderio quando lo sforzo d’attenzione si fonde con il silenzio del vento e si desidera realmente la luce quando la notte smette di dormire. Se anche gli sforzi d’attenzione rimanessero per noi apparentemente deboli, un giorno la luce infonderebbe l’anima. Ogni sforzo aggiunge un po’ d’oro a un tesoro che nulla al mondo ci può sottrarre.Il senso dell’altrove, poi, il voler ambientare certe cose che potrebbero essere anche quotidiane in altri luoghi, dà più teatralità e un certo mistero all’essenza,e anche all’assenza. La mia prossima composizione vuol gettare una rete argentata sul punto più profondo dell’animo umano, dove arrivano segrete correnti, dove la vista si nasconde dietro l’irrealtà. Dopo un po’ sarà necessario tirare e ritirare con fatica e dispendio, senza sapere cosa verrà a galla, finché il cerchio non si sarà chiuso, finché l’acqua non ribollirà, stretta di brividi e di schiuma, stanca come una cometa al termine del suo volo, mentre mille piccole nuove note dai riflessi d’argento accompagneranno un grande unico moto di speranza.

Dedico le mie musiche a tutti ai visionari e a quelli che parlano al vento,

ai pazzi per amore, agli illusi e a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.

Dedico le mie composizioni al pianoforte ai reietti, ai respinti, agli esclusi, ai folli veri o presunti;

le dedico agli uomini di cuore, a coloro che procedono sempre in direzione ostinata e contraria.

Suono per coloro che continuano a credere nei propri ideali,

suono per tutti quelli che ancora si commuovono,

suono ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.

Dedico i miei brani a chi non si arrende mai, a chi da bambino è stato deriso e giudicato male.

Dedico i miei brani ai poeti del quotidiano, a coloro che leggono i miei scritti notturni come questo, ai vinti e agli sconfitti, che sono sempre pronti a risorgere per riprovarci di nuovo.

Le mie musiche al pianoforte sono per gli eroi dimenticati e per i vagabondi, per chi dopo aver combattuto una guerra di ricordi ha perso la propria identità ma ancora non si sente solo.

Dedico le mie note a chi non ha paura di dire quello che pensa, come me,

a chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.

Suono per chi non vuol distinguere tra realtà e finzione,

suono per tutti i cavalieri erranti e per tutti i teatranti.

Suono per il piacere di annunciarvi nuova musica,

ora esiste un mio brano al pianoforte figlio della primavera,

anzi, di sette primavere.

Non credo che per un compositore il primo dovere sia quello di differenziarsi dal suo passato,

anzi il primo passo di un artista è di essere coerente con i suoi ritmi creativi,

di non forzarli mai, né in un senso né in un altro,

né sforzandosi di somigliare a se stesso né, al contrario, cercando artificiosamente chissà quale tipo di rinnovamento.

La prima condizione per diventare se stessi è quella di conoscersi, conoscere le proprie potenzialità, le proprie propensioni artistiche, la propria “aretè”, come la chiamavano i greci.

E’ fondamentale quindi individuare le proprie virtù, le proprie capacità personali e credere nell’esercizio di esse; i giapponesi chiamano questo concetto “ikigài”.

Se riesci a far fiorire ciò per cui sei nato, al di là dei modelli che puoi imitare, puoi raggiungere una soddisfazione esistenziale senza precedenti.

Non bisognerebbe mai omologarsi agli altri, bisognerebbe uscire dai comportamenti collettivi, perseverando sulla pratica dell’esser se stessi. Neppure a ciò che è chiaro e manifesto dobbiamo credere subito, poiché certe menzogne hanno apparenza di vero. È sempre bene aspettare, giorno dopo giorno, mese dopo mese, e poi la verità viene a galla.

Al giorno d’oggi essere un compositore per pianoforte come me, significa immaginare universi diversi dalla realtà, offrendo alla musica strade meno tortuose e lottando per renderle tali.

Come ho già scritto, la solitudine aiuta molto nel percorso di composizione melodica e son certo che bisogna essere molto forti per amarla veramente; bisogna avere buone ambizioni e una resistenza fuori del comune, specie per chi, come me, dorme pochissimo.

Soprattutto d’inverno, sotto la pioggia, mentre il vento soffia sull’erba bagnata, mentre cammini sui pietroni scivolosi tra luci e ombre fangose la solitudine può esser il conforto su tutti i dubbi presenti, oltre a quello di avere davanti un giorno intero di silenzi e una notte senza parole.

 

 

 

 

 

 

 

 

____________________________ S.M.P.