Claudio Stea racconta: “Nel 2014, al termine di una sua esibizione nel Teatro Petruzzelli di Bari, ho avuto il piacere di incontrare il maestro Uto Ughi, gli raccontai di aver composto un brano per archi e pianoforte e al termine del colloquio gli mostrai un vecchio violino del 1918 appartenuto a mio nonno.”

Uto Ughi è nato a Busto Arsizio da Bruno Ughi, avvocato originario di Pirano in Istria, e da Maria Miana, nativa di Voltago Agordino. Ha iniziato da piccolo («a 6-7 anni» dice lui stesso) lo studio della musica e del violino presso la Scuola di musica “Giovanni Battista Pergolesi” a Varese, sotto la guida di Ariodante Coggi, debuttando a soli sette anni al Teatro Lirico di Milano e imponendosi subito all’attenzione della critica e del pubblico come uno straordinario talento.

Ha studiato con George Enescu a Parigi, con Corrado Romano a Ginevra, con Yvonne Astruc e Riccardo Brengola all’Accademia Chigiana di Siena, incontrando nel ricco ambiente culturale senese Andrés Segovia e Pablo Casals.

Nel corso della sua carriera si è esibito con le maggiori orchestre del mondo (tra cui la Concertgebouw di Amsterdam, la Boston Symphony Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la New York Philharmonic, la Washington Symphony Orchestra, la Philharmonia Orchestra di Londra, la Bayerischer Rundfunk, i Filarmonici di Roma e l’Orchestra Rai di Torino) e sotto la direzione dei più prestigiosi direttori, tra cui Celibidache, Giulini, Prêtre, Sawallisch, Sinopoli, Kondrašin, Haitink, Rostropovich, Mazeel e Davis. Particolari consensi ha riscosso al Festival di Salisburgo e in India, con l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Zubin Mehta.[3][4][5]

Uto Ughi, oltre ad una prolifica attività concertistica sia in Italia che all’estero, ha dato vita a diversi festival e rassegne musicali, quali “Omaggio a Venezia” (1976), finalizzato alla raccolta di fondi per il restauro dei monumenti della città e “Omaggio a Roma” (1999-2002), per la diffusione del patrimonio musicale. Dal 2003 gli scopi di tali eventi sono stati ripresi nel festival “Uto Ughi per Roma”, del quale Ughi è fondatore e direttore artistico. Da ricordare anche l’istituzione, con Bruno Tosi, del premio “Una vita per la Musica”.

Il 4 settembre 1997 gli viene conferita dal Presidente della Repubblica l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce per i suoi meriti in campo artistico, mentre nell’aprile del 2002 riceve la Laurea honoris causa in Scienze delle Comunicazioni. Fra le altre onorificenze ricevute da Uto Ughi, vi sono il titolo di Accademico di Santa Cecilia (1978), di Commendatore della Repubblica (18 febbraio 1981, conferitogli dal presidente Pertini), di Gran Ufficiale (2 giugno 1985). Tra i riconoscimenti più significativi vi sono il premio “Una vita per la musica – Leonard Bernstein” (1997), il Premio “Galileo 2000” (2003), il Premio internazionale “Ostia Mare” di Roma (8 agosto 2003), il Premio America della Fondazione Italia USA (2015) e il Premio Internazionale Cicognini (2019).

Uto Ughi nel 1970

Nel 2013 esce per Einaudi la sua autobiografia “Quel Diavolo di un Trillo. Note della mia vita”.

Nel 2020 durante il lockdown per la pandemia di COVID-19 è scelto dal Ministero degli Esteri per diffondere nel mondo un messaggio di promozione della cultura italiana assieme ad altre personalità del mondo musicale come Andrea Bocelli, Paolo Fresu, Renato Zero, Tiziano Ferro e Massimo Ranieri.[7]

 ______________________ Servizio di Loredana Caporizzi


Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *