Pubblicazione sulla pagina pubblica di Facebook in data 09.09.22
“Io sono uno che a 2 anni ascoltava Bach in casa con suo padre e a diciotto aveva letto quasi tutti i poeti francesi.
A scuola, e anche dopo,
al liceo,
scrivevo poesie per dedicarle alle mie compagne,
niente di serio.
Poi ho continuato all’università.
Tutti fino a diciotto anni possono diventare poeti,
dopo i diciotto chi continua a scrivere poesie o è un poeta vero o è un mercenario.
Io, poeta vero non lo ero.
Mercenario nemmeno.
Allora ho incominciato a scrivere canzoni.
Ho scelto la via di mezzo:
creare musica.
Erano gli anni, figuriamoci, dei Queen.
Dire: faccio il compositore era come sputarsi in faccia.
Scelsi di farlo usando accordi facili,
la maggior parte dei casi inventando un’arte che ho sempre sentito nelle mie mani.
Dieci anni mi ci son voluti per raggiungere il successo,
e l’ho avuto in maniera “clandestina”nel 2019.
Poi è scoppiata la pandemia, e la mia ascesa si è fortunatamente stoppata.
Le mie composizioni sono diventate rapsodie per poche persone,
quelle giuste,
passate di amico in amico.
La fama di compositore anarchico ha fatto sì che i miei dischi venissero consigliati come una “rarità”.
Rarità un corno,
poi;
perché i miei primi brani, diventati noti soltanto oggi, erano più prove zeppe di irriverenze che altro.
Io ancora oggi non so se sono diventato noto perché per primo ho suonato per me o perché volevo conquistare i cuori altrui,
avendo un po’ tutto questo e qualche dote, sono rimasto a lungo nella oscurità illuminato ogni tanto dalla luna,
senza grandi pretese.
Poi ho regalato un mio celebre brano ad un noto pianista di Torino il quale me lo ha RUBATO e inserito nel suo disco.
Senza dirmi neanche un grazie.
Ovviamente l’ho depositato in SIAE prima io che lui ma non mi va di litigare,
nè di avere ragione.
Sono un pacifista come John Lennon e ho capito che non vale la pena combattere per la gloria.
La musica serve ad unire le persone,
non per dividerle.
Viviamo in questo mondo,
in questa epoca,
e non serve lamentarsi ogni giorno se qualcosa va storto.
Serve ascoltare musica, quello sì,
e credere di più nelle potenzialità di ognuno.
Senza grandi pretese.
Io intendo più semplicemente la musica, espressione dei propri sentimenti, della propria gioia, del proprio dolore.
A volte può essere addirittura un tentativo di autoanalisi.
Siccome tutti gli individui in fondo sono fatti delle stesse sensazioni,
analizzando te stesso offri anche una via agli altri per conoscersi,
per scoprirsi.
Presto pubblicherò un mio nuovo brano.
Inedito.
Beh è notte fonda.
Scusate se vi ho trattenuto.”
___ CS.

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