Claudio, è vero che hai incontrato più volte il chitarrista dei Queen BRIAN MAY e gli hai anche consegnato un tuo disco di composizioni al pianoforte?

“Si, ho incontrato svariate volte il chitarrista della band inglese Queen, e sono anche riuscito a donargli una mia opera musicale.

Non ho mai raccontato i dettagli di queste mie personalissime esperienze musicali e penso sia arrivato il momento di farlo.

La prima volta in cui conobbi Brian May fu nel 1998, all’interno del Campidoglio di Roma, poiché grazie al giornalista musicale Red Ronnie, fui inviato a partecipare ad un evento di beneficenza in cui avrebbe suonato anche lui. Dopo il soundcheck pomeridiano, riuscii ad avvicinarlo e a scambiare qualche parola in lingua inglese con lui; con molta disponibilità accettò di farsi una foto insieme a me, ma purtroppo, per l’emozione venne totalmente sfuocata. 

Nell’anno 2001, mi recai a Londra per il decennale dalla morte di Freddie Mercury, e riuscii a partecipare ad un concerto esclusivo in un teatro situato nella zona nord della città,in cui vari musicisti, tra i quali Brian May, avrebbero suonato in onore del singer scomparso. Fu una esibizione davvero bella e io me la godetti in prima fila. Il giorno dopo, nel gate dell’aeroporto londinese di Heatrow, riuscii ad incrociarmi con Brian in partenza nella stessa sala d’attesa aeroportuale. Con molta discrezione, mi avvicinai per salutarlo e comunicargli d’aver assistito al concerto tenuto la sera prima. Trascorsi venti minuti seduto accanto a lui; gli raccontai quanto amassi i Queen e soprattutto quanto fosse forte la mia predilezione nei confronti del pianoforte. Fu un incontro davvero emozionante, poichè lui mi ascoltò con molta attenzione e mi scrisse una dedica bellissima sul quaderno.

Successivamente lo incontrai di sfuggita a Modena, poco prima del concerto “Pavarotti and friends 2003”, e dodici anni dopo a Roma, durante la presentazione del suo tour in coppia con la cantante Kerry Ellis;

  in quella occasione riuscii ad avere un colloquio privato con lui dopo la conferenza stampa effettuata sul terrazzo di Villa Medici a Piazza di Spagna, e gli regalai il mio disco di composizioni al pianoforte.

Fu molto sorpreso di riceverlo e rimase molto colpito dalla sfera sulla copertina.

Brian ama le sfere come me.

La parte più sorprendente riferita a questo penultimo incontro con Brian, si verificò qualche mese dopo, allorchè ci rivedemmo a Bologna all’interno del famoso Hotel Baglioni. Non appena i suoi occhi mi puntarono, si ricordò subito di me e del mio dono discografico, mi abbracciò e mi salutò con tanto affetto. Non so ancora come faccia a memorizzare così bene tutto quello che gli accade.

La sera stessa incrociai nel corridoio dell’albergo anche Roger Taylor, il batterista dei QUEEN, il quale con grande pazienza accettò di farsi un selfie insieme a me.

Roger pernottò nella camera accanto la mia.

Ma il momento più bello di tutti questi racconti, fu l’ultimo incontro con Brian, la sera successiva al mio pernottamento, quando mi ritrovai nella hall dell’albergo bolognese, intento a suonare il pianoforte a coda posizionato accanto al bar;

durante un momento di silenzio, percepii che sarebbe successo qualcosa di sorprendendte di lì a poco, pertanto iniziai a suonare “FOREVER”, il brano al pianoforte incluso nel disco QUEEN – A kind of Magic del 1986 e ad un tratto, alzai gli occhi dalla tastiera, e vidi Brian scendere le scale di fronte a me.

Mai dimenticherò lo sguardo e il sorriso che fece ascoltando le note del pianoforte da me suonato.

Beh, direi che per questa volta posso fermarmi qui.”

 

___________________ SERVIZIO GIORNALISTICO DI LOREDANA CAPORIZZI


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